Non solo cinema – Sherlock: The abominable bride (lo special)

La parola “Alternatively” e la data del 2014 che scorre tornando indietro nel tempo, inizia così lo speciale di Sherlock dopo un breve riassunto delle serie precedenti.

Ci ritroviamo nell’epoca vittoriana mentre Watson racconta il suo ritorno a Londra dalla guerra anglo-afgana e rivediamo il suo incontro con Holmes, dopo la sigla un passaggio di tempo   ci catapulta nel nuovo caso che dà il titolo all’episodio.

Dopo due anni dalla conclusione della terza stagione arriva il primo special, si ipotizza che ce ne possano essere altri proprio per dare continuità alla serie visti i lunghi periodi di pausa tra una stagione e l’altra.

Di questo episodio si sapeva poco o nulla, la sinossi è arrivata pochi mesi prima dalla messa in onda con la premessa che non ci sarebbero state connessioni con la trama della serie, invece come al solito Moffat ci ha messo lo zampino ed ha creato un episodio ponte tra la terza e la quarta stagione.

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Il mind palace – Dead is the new sexy – La soluzione 7%

La struttura narrativa dell’episodio è una delle cose che più mi ha intrigato, già da come la sposa protagonista Emilia Ricoletti esce di scena ti dà la possibilità di iniziare a capire alcuni elementi della trama insieme a vari indizi tra cui la canzoncina che canta il suo fantasma prima di uccidere e le riflessioni che fa Holmes più a sé che ad altri.

Ammetto di aver un disturbo da spoiler compulsivo quindi parte delle rivelazioni successive non mi hanno sorpreso più di tanto.

In questa storia la tecnica del mind palace fa da padrona, ci eravamo già accorti nell’ultimo episodio (His last vow) come Sherlock ci interagisse, ma qui c’è un effettivo salto di qualità in cui l’apparente sviluppo della storia su più livelli porti solo ad una risposta ben specifica: Se Moriarty è tornato come ha fatto a sopravvivere dopo essersi sparato in bocca?

L’unico modo per risolvere il mistero è quello di trovare la soluzione al caso di Emilia Ricoletti l’abominevole sposa tornata dal mondo dei morti deceduta allo stesso modo.
Il caso è stato creato da una citazione dal racconto de “Il cerimoniale dei Musgrave“ e mi ha abbastanza coinvolto.

Mi è piaciuta l’idea di vedere un episodio totalmente nel mind palace di Sherlock per due motivi:

il primo è l’analisi del personaggio, vediamo quanto può spingersi oltre per risolvere una sua ossessione e quanto lo possa distruggere sia emotivamente che fisicamente; il secondo è un certo tipo di innovazioni nella narrazione, in qualche modo questa serie mi sorprende sempre.

Un altro momento che aspettavo mentre guardavo l’episodio era l’incontro con Moriarty, disturbante e folle nel suo modo contorto e nello stesso tempo lineare di esprimersi, la nemesi di Sherlock appare più volte in varie vesti, sempre in momenti chiave.

 

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Uno dei tasselli del puzzle che compongono questo episodio è anche la soluzione 7%(morfina o cocaina?) di cui Sherlock è dipendente, interessante scoprire la lista che ogni volta il consultive  detective compila dopo essersi iniettato le sostanze, una promessa fatta in passato al fratello Mycroft.

 

Immagine CSia Moffat che Gatiss avevano detto che il ruolo della donna sarebbe stato molto importante per questo episodio e in effetti quale modo migliore nel periodo vittoriano di esaltare i personaggi femminili uscendo da banali cliché.

Premetto ad una prima visione dell’episodio il movimento delle suffragette nell’ evoluzione del caso dell’abominevole sposa non mi aveva convinto del tutto, alcuni elementi erano stati dati per scontati e mi erano piaciuti poco, ma riflettendoci un attimo nella visione globale dell’episodio il collegamento con la storia principale è perfettamente collocato.

 

I personaggi – il classico, il moderno o tutte due?

 

Sono una grande fan del personaggio, sono cresciuta con le avventure di Sherlock Holmes e la scienza della deduzione, quindi quando hanno comunicato che lo speciale era in epoca vittoriana da una parte ero molto curiosa e dell’altra avevo qualche dubbio.

Una delle domande che mi ponevo era: “Come sarebbero diventati i personaggi in un episodio con l’ambientazione classica? Oppure “Come li caratterizzeranno senza farli sembrare le caricature di loro stessi o senza modificarli totalmente?”

L’errore era dietro l’angolo per una serie di fattori, ma il risultato è stato molto interessante e molto divertente, il personaggio che ha più sorpreso è sicuramente quello di Mycroft, obeso con una scommessa aperta sulla sua morte fatta con il fratellino Sherlock, poliedrico invece il personaggio di Molly Hooper e molto simpatico quello della signora Hudson.

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Continuo a pensare che anche in questo episodio il ruolo di Mary non sia del tutto cristallino, come se avessero sparso alcuni indizi per la quarta stagione anche se al momento non si riescano a capire.

Indipendentemente dal periodo la chimica tra Holmes e Watson è sempre presente, hanno riproposto alcune scene già viste, tipo quella del telegramma, e hanno puntato molto a sottolineare la differenza tra il personaggio creato nei libri proprio da Watson e il vero Sherlock Holmes ed è stato  uno degli aspetti che più mi ha attirato. Uno dei dialoghi che mi è piaciuto tra loro è stato quello che avviene mentre sono in attesa del fantasma nella residenza dei Carmichael.
Tornerà mai Irene Adler? Sì è una domanda che mi sono posta.
Secondo me no, ma chissà.

Uno dei motivi per cui seguo la serie sono le citazioni e i riferimenti che arrivano dai libri, in questo special ce ne sono parecchi da “L’Avventura del carbonchio azzurro” a “Cinque semi d’arancio”, ci sono riferimenti allo Strand Magazine o all’illustratore dei racconti, autocitazioni dalla serie e riferimenti ad altri film su Sherlock Holmes come Piramide di Paura.

Quello che però più mi ha colpito e sorpreso è stata la scena  alle cascate di Reichenbach(grazie, Moffat e Gatiss, grazie) nello scontro finale tra Sherlock e Moriarty con l’arrivo di Watson a salvare la situazione.

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In conclusione “Sherlock: The abominable bride” dividerà l’opinione dei fan: chi avrebbe voluto uno episodio totalmente vittoriano e distaccato dalle serie e a chi invece è piaciuto, è sicuramente uno special che lascia il segno e pone nuove domande sulla quarta stagione.

Alla prossima

*Taty*

 

 

 

Pinguini vs Minions

C’è stato un tempo in cui i personaggi secondari rimanevano tali, segregati lì in un angolo, creati  giusto giusto per fare da riempitivo alle grandi storie dei protagonisti.
Con il passare degli anni, però  questi personaggi si sono fatti spazio nel cuore e nelle menti degli spettatori grandi e piccini, talvolta oltrepassando i personaggi principali.

Nel caso specifico parlo del magico mondo dell’animazione, facendo un breve confronto tra il film de “I Pinguini d Madagascar” capitanati dal leader Skipper, con i fedeli Kowalski(lo stratega), Rico(l’esperto in munizioni) e il giovane Soldato(il carino e coccoloso per eccellenza) contro  “I Minions”, protagonisti  indiscussi Stuart, Kevin e Bob, che partono alla disperata ricerca  di un cattivissimo da cui dipendere mentre il gruppo li aspetta speranzoso in una caverna tra i ghiacci.

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Ma come riuscire  a far risultare protagonisti personaggi secondari relegati principalmente a siparietti comici e slapstick?
Le risposte possono essere parecchie: l’originalità delle idee, nuovi momenti comici sempre più esilaranti, una trama solida  alle spalle e un ottimo villain con cui far scontrare il gruppo.

Dopo il grande successo delle avventure dello scoiattolo Scrat con la sua ghianda, la Dreamworks strizza l’occhio e pensa di fare un lungometraggio sui Pinguini gruppo ormai rodato con alle spalle alcuni cortometraggi e una serie tv a loro dedicata.madagascar-pinguini

C’erano  delle ottime premesse e un inizio promettente, ma  non è riuscito  ad avere quello sprint e quella forza che si è trovata nell’alta qualità della serie tv. Vuoi un un cattivo con delle motivazioni fin troppo semplicistiche, il tentacolare polipo Dave bistrattato, il fan service del “carino e coccoloso” che regge una trama esile, il contro gruppo degli agenti del Vento del Nord con lo slogan non troppo sottinteso del  “Ci piace vincere facile” che mette in secondo piano proprio una delle caratteristiche principali del gruppo pinguini, quella di essere di una squadra “Tecnica” quando nessuno gliel’ha mai chiesto e un finale che si ispira totalmente a quello di “Cativissimo me 2”.

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D’altro  canto il film “Minions” uscito nelle sale qualche mese dopo riesce, a livello di riscontro di pubblico,  dove i “Pinguni” hanno fallito. Sicuramente non un gioiello anzi, il meglio era stato già pubblicizzato con il trailer e con le clip, le situazioni comiche in alcuni momenti erano persino ridondanti, le motivazioni della villain, la temibilissima quanto infantile Scarlett Sterminator, erano al pari di quelle del tentacolare Dave dei Pinguni.
Secondo me la mossa vincente è stata nel finale visto che essendo un prequel di “Cativissimo me” la maggior parte del pubblico   era in qualche modo in attesa di un personaggio, il Cattivissimo che tutti noi  già conosciamo, che chiude il film a colpi di raggio gelante ancora ai primordi.

Personalmente per quanto mi siano piaciuti entrambi i film,  i due gruppi  rendono nettamente di più in una serie tv o cortometraggi rispetto a film di un’ora e mezza.

Dopo mesi d’uscita delle due pellicole voi per che team continuate a tifare?

Alla prossima

*Taty*

Life – (A.Corbjin)

James Dean mito e icona, ce lo fa riscoprire  Anton Corbjin nel biopic “Life”, presentato al Festival di Berlino, uscirà nelle nostre sale l’otto ottobre.

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Il film racconta l’amicizia  tra James “Jim” Dean( Dane Dehaan)  e il fotografo Dennis Stock (Robert Pattinson) ed è proprio attraverso lo sguardo del fotografo che il regista cerca di raccontare un lato di James conosciuto da pochi.

Quando Stock in cerca di un servizio fotografico per fare il grande salto di carriera incontra ad una festa Jim vede  qualcosa in quel ragazzo che sta cercando di essere qualcuno, da lì inizia una sorta di amicizia con uno scambio non alla pari, un Dean sfuggente fuori dagli schemi delle major dell’epoca, ma costretto da quegli stessi limiti a fare quello che chiedono.life_2-620x348
Ma effettivamente è quello che vuole o ciò che vorrebbe essere?
Una continua ricerca forse immortalata in quegli scatti che proprio Stock riesce a fargli quando lo accompagna a casa dagli zii, nelle strade, nei negozi di una New York solitaria e piovosa.
Quello che colpisce di più nel film è la fotografia, sfocata e pallida in alcuni punti e marcata, vivace  in altri come per evidenziare l’emotività e l’essere dei personaggi.image_2
Personalmente il film non mi ha convinto del tutto, avrei voluto un background maggiore dei protagonisti, a tratti  non coinvolge ed alcuni momenti li ho trovati persino noiosi. Un peccato perché lo spunto era davvero notevole ed interessante con questo continuo confrontarsi  dei due  sia tra di loro sia nei confronti di una realtà opprimente per entrambi, da una parte Stock con  il bisogno di sfondare per avere più soldi da mandare alla moglie(anche se sono separati) per mantenere il figlio che non vede quasi mai e dall’altra James Dean nei confronti del magico e illusorio business cinematografico.

Ho apprezzato molto l’interpretazione di Dane Dehaan nel ruolo di James Dean è riuscito a mostrare le varie sfaccettature di un personaggio molto interiore, convince di meno invece Robert Pattinson nei panni di DennLife-Still-2is Stock.

Per quanto mi riguarda la vera essenza di questo biopic rimane in una scena delle scene finali, quella del taxi,  un inframezzo tra sogno, flashback e dura realtà dove illusione di un legame si spezza per dare spazio ad un forte senso di solitudine.

Vi lascio il trailer del film:

Vi piace perché: vi piacciono i biopic e siete curiosi di vedere un personaggio sotto un’altra ottica

Non vi piace se: non amate i film lenti pieni di silenzi.

Alla prossima recensione

*Taty*

Tutti noi abbiamo bisogno di un eroe? (riflessioni di una cinepatica nerd)

Vi siete mai chiesti come sarebbe vivere in un mondo con gli Avengers?

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Che sia Metropolis, Gotham City o New York troviamo sempre qualcuno pronto a difendere i diritti dei più deboli o a coalizzarsi per opporsi ad un male superiore.
Mi sono posta questo quesito quando, buttando un occhio sulla testata di un giornale, ho letto Romanoff e al mio cervello è venuto subito in mente il nome Natasha, l’ex spia russa agente dello S.H.I.E.L.D invece del nome dell’attrice in questione.

Ho cercato di immaginare come la nostra opinione pubblica vedrebbe l’intervento di supereroi o vigilantes, li appoggerebbe? Li denigrerebbe? Oppure li userebbe  come caprio espiatorio dopo essere stata aiutata? Saremo come ci vedono nei fumetti e nei film oppure qualcosa di diverso?

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L’umanità ha sempre avuto bisogno di supereroi,  rappresentano una sorta di  valvola di sfogo, un modo come un altro di riuscire ad affrontare una situazione irrisolvibile, utilizzare la fantasia in un momento dove la speranza e la sfiducia fa da padrona e le persone diventano cieche di fronte ad un richiamo di aiuto, citerei  il personaggio di Captain America che secondo me rappresenta questo concetto alla perfezione, un ragazzo apparentemente indifeso con una grande morale  e un forte patriottismo coglie l’occasione di diventare un super soldato perché crede in un ideale, il personaggio è stato  collocato durante la seconda guerra  mondiale per un motivo specifico.
Quindi mi chiedo se fosse esistito veramente Steve Rogers e mentre siamo sulla metro leggessimo sul giornale Captain America: eroe o pagliaccio con un fresbee noi da che parte staremmo?

Purtroppo cwatchmen-rorschachhe sia finzione o realtà ci sarà sempre un lato oscuro di ipocrisia ed anche una sorta di tradimento di fronte a queste persone che mettono se stesse in prima fila per proteggere il bene comune,  quindi quando il personaggio di Rorschach in Watchmen dice: Il mondo guarderà in alto e griderà: salvaci! E io sussurrerò: no… non ha tutti i torti.
Perché loro devono perdonare noi quando noi non lo abbiamo fatto con loro?

 

Ora è vero anche che se Batman distruggesse casa mia mentre sta combattendo con il nemico dBat-Signal_(The_Dark_Knight_Trilogy)i turno un po’ mi arrabbierei, ma ehi la Terra  è salva,  piccolezze se devo andare a dormire sotto un ponte (obbligherei Alfred a farmi ospitare a villa Wayne;P).

In fondo che abbiano super poteri, o che combattano dietro una maschera o un’armatura la maggior parte delle volte  sono molto più umani degli umani stessi con le loro paure i lori errori e i loro  rimpianti.
A parte gli scherzi, alla fine, credo proprio che la mia sarebbe una reazione positiva, di appoggio, perché mi piace pensare che ognuno di noi  almeno una volta avrebbe voluto essere la persona che aiuta il super eroe/vigilantes o quello che freme di fianco al Bat segnale oppure quello  che guarda il cielo in attesa che un puntino rosso appaia(leggeteci Superman o Iron Man non ha importanza) sorridendo quando lo vede arrivare, perché in fondo  tutti noi abbiamo bisogno di un eroe forse proprio in attesa di diventarlo.

Alla prossima

 

*Taty*

 

 

Eisenstein in Messico – (Eisenstein in Guanajuato)

Ciao a tutti!
Ieri sera sono andata a vedere  il film “Eisenstein in Messico”, il regista Peter Greenaway era presente in sala ed ha presentato la pellicola che è stata in concorso al Festival di Berlino.

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Il regista Sergej Eisenstein(Elmer Bäck)all’apice della sua carriera è in Messico per girare un film(che non verrà mai visto perché non potrà mai montarlo), braccato dal regime stalinista che vorrebbe farlo ritornare in Russia, il regista passa gli ultimo dieci giorni del viaggio nella cittadina di Guanajuato, proprio in questo posto, complice la guida Palomino Cañedo(Luis Alberti), attraverserà un percorso di riscoperta sul Messico, sulla sua sessualità e sul suo essere artista.

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Premetto che a me piace molto la regia di Peter Greenaway,  aver avuto la possibilità di ascoltarlo ed avere un paio di chiavi di lettura prima di vedere la pellicola è stato notevolmente interessante, tra l’altro è una persona molto diretta ed è rimasto a vedere gran parte del film, credo proprio che se avesse avuto modo e possibilità sarebbe rimasto per discuterne dopo.

Il regista  decide di creare un film tributo utilizzando in parte forti riferimenti ai film che ha diretto Eisenstein come la ripresa a tre schermi utilizzata fortemente nella Corazzata Potëmkin, ma soprattutto il montaggio, dato che per Greenaway,  Eisenstein oltre che ad essere un grande regista era soprattutto un lungimirante del montaggio.

Non mancano ovviamente riferimenti biografici ed iconici come il continuo ed assordante rumore di una chiave inglese su un calorifero nell’albergo in cui risiede che occupa i suoi incubi notturni o il rimbombare delle campane suonate da un sordo cieco o le citazioni sulla morte che fa Palomino nel cimitero.Un susseguirsi di immagini con un inizio spiazzante, ma avvolgente e catalizzante che ti introduce in una storia ormai conclusa data la narrazione circolare.06_EISENSTEIN_In_GUANAJUATO_by_Peter_Greenaway_produced_by_Submarine_Fu_Works_and_Paloma_Negra©Submarine_2015

Il regista utilizza molto il corpo degli attori che non trasmettono  solo la storia o il messaggio, ma lo diventano  ed infatti è attraverso il protagonista che visualizziamo la riscoperta di questo e dei suoi desideri, uno dei punti chiave sono  i suoi discorsi sotto la doccia. Molto interessanti anche le riprese da sotto il pavimento di vetrocemento.

Il misconosciuto lmer Bäck attore finlandese interpreta Esenstein in modo davvero interessante, con un lavoro di dialettica notevole(avendolo visto in lingua originale rende ancora di più) che riesce a rendere il personaggio totalitario, accattivante ed accentrante, ottimo comprimario Luis Alberti, guida emblematica.

Un altro punto forte dei film  di Peter Greenaway è sicuramente la colonna sonora, questa volta utilizzata in modo molto particolare, in una alcuni punti, come se fosse un film nel film vediamo l’orchestra creare la colonna sonora, un tripudio di musica che si fonde per poi suddividersi.

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L’unica pecca in un film visivamente affascinante come questo è stato l’utilizzo del greenscreen, forse un po’ troppo ostentato in certi punti, come a voler dare più una lezione accademica che a voler fare un tributo.

Un film molto interessante, un punto di vista fresco, un insieme di commedia, di lussureggiante riscoperta, di un dramma interiore e di una biografia.

Vi lascio il trailer 

Da vedere perché: vi piacciono le biografie, siete fan di Peter Greenway e se state cercando qualcosa di visivamente potente

Da evitare se: non amate i film con molte chiavi di lettura e vi annoiano storie complesse.

Voto: tre stelle

Alla prossima.

*Taty*

Oscar 2015 – vincitori e vinti tra speranze e illusioni.

Ciao a tutti.

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Ormai è passata una giornata dalla premiazione degli Oscar, tanta prevedibilità e qualche sorpresa hanno costellato  la serata.

Molti confidavano in una conduzione più fresca ed irriverente con Neil Patrick Harris al comando rispetto a quella dell’anno scorso con Ellen  Degeneres, invece  uno dei protagonisti più divertenti delle serie How I Met Your Mother è molto contenuto a tratti quasi bloccato, un peccato perché ci sono stati dei momenti davvero ilari come ad esempio il presentarsi sul  palco in mutande citando esplicitamente il film “Birdman”.

Per quanto riguarda i premi   sono molto contenta che abbiano dato più spazio sia al film “Birdman”  sia a “The Gran Budapest Hotel” rispetto a  “Boyhood”, la giuria degli Academy quest’anno è come se si  fosse aggiornata e non si sia rintanata nelle sue solite decisione.
Un cambiamento interessante che potrebbe far sperare in una scelta diversa per l’anno prossimo, staremo a vedere.
Per quanto riguarda i vincitori per miglior attore e miglior attrice era molto prevedibile che la scelta cadesse su Eddie Redmayne(La teoria del tutto) e Julienne Moore(Still Alice) due ruoli e due film costruiti su e per loro, anche se il vincitore morale della serata rimarrà Michael Keaton che aveva già in mano il foglietto con il discorso in attesa di essere chiamato sul palco.

Purtroppo anche quest’anno Edward Norton non è riuscito ad ottenere la statuetta andata a  J.K. Simmons per Whiplash, molto sono stati sorpresi da questa scelta, personalmente non avevo dubbi.
Patricia Arquette invece ha vinto per il suo ruolo in Boyhood, scelta oltremodo scontata, ma quello che ha realmente fatto scalpore è stato il suo discorso dove dichiara che  è giunto il momento di  avere uno stipendio paritario ai suoi colleghi maschi dato che anche nel magico mondo delle star di Hollywood essere donna è una discriminante.

Sorprende invece una inaspettata “Lady Gaga” molto elegante  che canta un medley di canzoni di “The sound of music” con apparizione di Julie Andrews e lacrimuccia finale.

I discorsi quest’anno sono stati oggetto di discussione, oltre a quello di Patricia Arquette anche quello di Graham Moore vincitore per la miglior sceneggiatura non originale per “The imitation game”, un discorso a cuore aperto dedicato ad Alan Turing (il protagonista del film) sulla diversità  e sul sentirsi a disagio, quel momento è stato più emozionante che la vincita del premio stesso.
Ricordo che l’italiana Milena Canonero si aggiudica la quarta statuetta con i costumi “The grand Budapest Hotel”  ringraziando brevemente il regista Wes Anderson senza dilungarsi più di tanto.

Si chiude questa edizione in sordina con l’immancabile after party targato Vanity Fair e in attesa che il red carpet dell’88esima edizione degli Oscar ritorni l’anno prossimo con nuovi outfit, star, film e pronostici.

Alla prossima

*Taty*

Pronostici Oscar 2015

Ciao a tutti!

Manca poco meno di una settimana al 22 febbraio quando si svolgerà al Dolby theatre di Los Angeles l’87ª edizione della cerimonia degli Oscar.
Come ogni anno mi diverto a fare i pronostici su chi saranno i vincitori, soprattutto per i premi più importanti.

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Inizierei con il premio Miglior film:
• American Sniper, regia di Clint Eastwood
Birdman, regia di Alejandro González Iñárritu
• Boyhood, regia di Richard Linklater
• Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel), regia di Wes Anderson
• The Imitation Game, regia di Morten Tyldum
• Selma – La strada per la libertà (Selma), regia di Ava DuVernay
• La teoria del tutto (The Theory of Everything), regia di James Marsh
• Whiplash, regia di Damien Chazelle

birdman-posterConsiderati i vari film candidati e visto l’andamento dei premi la mia prima scelta è “Birdman” anche se “Boyhood” a sorpresa potrebbe essere scelto.
Per quanto riguarda “Gran Budapest Hotel” a me è piaciuto molto e l’ho trovato molto interessante anche se a livello di nomination può sfidare “Birdman” non penso che possa vincere.

 

 

Miglior regia:

• Alejandro González Iñárritu – Birdman5499_4105
• Richard Linklater – Boyhood
• Bennett Miller – Foxcatcher
• Wes Anderson – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• Morten Tyldum – The Imitation Game

Personalmente io questo premio lo consegnerei a Wes Anderson per Gran Budapest Hotel perché a livello registico mi è quasi sempre piaciuta la sua cifra stilistica soprattutto in questo film.
Dato che però non faccio parte della giuria degli Academy scendo dalla mia ipotetica visione e dico Boyhood di Richard Linklater.

Miglior attore protagonista:

• Steve Carell – Foxcatcher
• Bradley Cooper – American Sniper
• Benedict Cumberbatch – The Imitation Game
• Michael Keaton – Birdman
• Eddie Redmayne – La teoria del tutto (The Theory of Everything)

still-of-eddie-redmayne-in-the-theory-of-everything-2014-large-pictureScelgo Eddie Redmayne per due motivi:
il primo l’ottima interpretazione del film, il secondo è che alla giuria degli Academy piacciono profondamente i ruoli dove la metamorfosi fisica dell’attore/attrice fa da padrone.
Ottime anche le interpretazioni di Micheal Keaton e Benedict Cumberbatch, ma ripeto secondo me quest’anno l’agognata statuetta andrà all’interprete di Hawking.

 

 

Miglior attrice protagonista:

• Marion Cotillard – Due giorni, una notte (Deux jours, une nuit)
• Felicity Jones – La teoria del tutto (The Theory of Everything)
• Julianne Moore – Still Alice
• Rosamund Pike – L’amore bugiardo – Gone Girl (Gone Girl)
• Reese Witherspoon – Wild

still-alice11Anche in questo caso visto l’andamenti dei vari premi la mia scelta cade su Julianne Moore in Still Alice, in parte concordo in parte no, le interpretazioni di Rosamund Pike e di Felicity Jones sono altrettanto convincenti e coinvolgenti, ma data la storia di Still Alice e il tema trattato(alzheimer) Jiulianne Moore ha quasi sicuramente la statuetta in tasca.

 

 

 

Miglior attore non protagonista:518467443_c_570_411

• Robert Duvall – The Judge
• Ethan Hawke – Boyhood
• Edward Norton – Birdman
• Mark Ruffalo – Foxcatcher
• J. K. Simmons – Whiplash

Per quanto io adori Edward Norton, apprezzi la sua interpretazione in Birdman, per quanto desideri che vincesse lui il premio per miglior attore non protagonista il mio pronostico vira in tutt’altra direzione e nella cinquina dei nominati seleziono J.K. Simmons, perché il suo personaggio, indipendente da quello che si pensi, scalfisce e mette in mostra una verità della mentalità americana della continua e persistente competizione in qualsiasi campo.

Migliore attrice non protagonista:

Patricia Arquette – Boyhood
• Laura Dern – Wild
• Keira Knightley – The Imitation Game
• Emma Stone – Birdman
• Meryl Streep – Into the Woods

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Ammetto che queste nomination mi hanno lasciato alquanto perplessa soprattutto per Meryl Steep che ormai viene nominata sulla fiducia e anche sulla nomination di Patricia Arquette. Ma visto, per quanto mi riguarda, il sorprendente andamento dei premi la mia previsione cade proprio su Patricia Arquette madre problematica in cerca di sicurezza nel film Boyhood.

 

 

Migliore sceneggiatura originale:

• Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris e Armando Bo – Birdman
• Richard Linklater – Boyhood
• Dan Futterman e E. Max Frye – Foxcatcher
• Wes Anderson – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• Dan Gilroy – Lo sciacallo – Nightcrawler (Nightcrawler)

Il mio pronostico questa volta cade su Boyhood perché l’idea del film è molto interessante e il come è stata sviluppata (seguire l’adolescenza di un ragazzo passo passo girando il film man mano che il protagonista cresce) dà quell’originalità e quel quid in più che le altre sceneggiature seppur originali non hanno.

Migliore sceneggiatura non originale:
• Jason Hall – American Sniper
Graham Moore – The Imitation Game
• Paul Thomas Anderson – Vizio di forma (Inherent Vice)
• Anthony McCarten – La teoria del tutto (The Theory of Everything)
• Damien Chazelle – Whiplash

Su questa categoria sono abbastanza indecisa come prima scelta direi “Anthony McCarten – La teoria del tutto”, ma dato l’andamento dei premi come seconda scelta opto per  ” Grahm Moore  per The imitation Game”.

Le altre nomination

Miglior film d’animazione:
• Big Hero 6, regia di Don Hall e Chris Williams
• Boxtrolls – Le scatole magiche (The Boxtrolls), regia di Graham Annable e Anthony Stacchi
• Dragon Trainer 2 (How to Train Your Dragon 2), regia di Dean DeBlois
• Song of the Sea, regia di Tomm Moore
• La storia della principessa splendente (かぐや姫の物語), regia di Isao Takahata

Miglior film straniero:
• Ida, regia di Paweł Pawlikowski (Polonia)
• Mandariinid, regia di Zaza Urushadze (Estonia)
• Leviathan (Leviafan), regia di Andrej Petrovič Zvjagincev (Russia)
• Timbuktu, regia di Abderrahmane Sissako (Mauritania)
• Storie pazzesche (Relatos salvajes), regia di Damián Szifrón (Argentina)

Migliore fotografia:
• Emmanuel Lubezki – Birdman
• Robert Yeoman – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• Ryszard Lenczewski e Lukasz Zal – Ida
• Dick Pope – Turner (Mr. Turner)
• Roger Deakins – Unbroken

Miglior scenografia:

• Adam Stockhausen – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• Maria Djurkovic – The Imitation Game
• Nathan Crowley – Interstellar
• Dennis Gassner – Into the Woods
• Suzie Davies – Turner (Mr. Turner)

Miglior montaggio

• Joel Cox e Gary D. Roach – American Sniper
• Sandra Adair – Boyhood
• Barney Pilling – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• William Goldenberg – The Imitation Game
• Tom Cross – Whiplash

Migliore colonna sonora:

• Alexandre Desplat – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• Alexandre Desplat – The Imitation Game
• Hans Zimmer – Interstellar
• Gary Yershon – Turner (Mr. Turner)
• Jóhann Jóhannsson – La teoria del tutto (The Theory of Everything)

Migliore canzone
• Everything Is Awesome, musica e parole di Shawn Patterson – The LEGO Movie
• Glory, musica e parole di John Stephens e Lonnie Lynn – Selma – La strada per la libertà (Selma)
• Grateful, musica e parole di Diane Warren – Beyond the Lights
• I’m Not Gonna Miss You, musica e parole di Glen Campbell e Julian Raymond – Glen Campbell: I’ll Be Me
• Lost Stars, musica e parole di Gregg Alexander e Danielle Brisebois – Tutto può cambiare (Begin Again)

Migliori effetti speciali

• Dan DeLeeuw, Russell Earl, Bryan Grill e Dan Sudick – Captain America: The Winter Soldier
• Joe Letteri, Dan Lemmon, Daniel Barrett e Erik Winquist – Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie (Dawn of the Planet of the Apes)
• Stephane Ceretti, Nicolas Aithadi, Jonathan Fawkner e Paul Corbould – Guardiani della Galassia (Guardians of the Galaxy)
• Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter e Scott Fisher – Interstellar
• Richard Stammers, Lou Pecora, Tim Crosbie e Cameron Waldbauer – X-Men – Giorni di un futuro passato (X-Men: Days of Future Past)

Miglior sonoro
• American Sniper
• Birdman
• Interstellar
• Unbroken
• Whiplash

Miglior montaggio sonoro

• American Sniper
Birdman
• Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate (The Hobbit: The Battle of the Five Armies)
• Interstellar
• Unbroken

Migliori costumi

• Milena Canonero – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• Mark Bridges – Vizio di forma (Inherent Vice)
• Colleen Atwood – Into the Woods
• Anna B. Sheppard e Jane Clive – Maleficent
• Jacqueline Durran – Turner (Mr.Turner)

Miglior trucco e acconciatura

Bill Corso e Dennis Liddiard – Foxcatcher
Frances Hannon e Mark Coulier – Grand Budapest Hotel (The Grand Budapest Hotel)
• Elizabeth Yianni-Georgiou e David White – Guardiani della Galassia (Guardians of the Galaxy)

Miglior documentario
• Citizenfour, regia di Laura Poitras
Alla ricerca di Vivian Maier (Finding Vivian Maier), regia di John Maloof e Charlie Siskel
• Last Days in Vietnam, regia di Rory Kennedy
• Il sale della terra (The Salt of the Earth), regia di Juliano Ribeiro Salgado e Wim Wenders
• Virunga, regia di Orlando von Einsiedel

Miglior cortometraggio documentario

• Crisis Hotline: Veterans Press 1, regia di Ellen Goosenberg Kent
• Joanna, regia di Aneta Kopacz
• Nasza klatwa, regia di Tomasz Sliwinski
• La parka, regia di Gabriel Serra
• White Earth, regia di Christian Jensen

Miglior cortometraggio
• Aya, regia di Oded Binnun e Mihal Brezis
• Boogaloo and Graham, regia di Michael Lennox
• La lampe au beurre de yak, regia di Wei Hu
• Parvaneh, regia di Jon Milano
• The Phone Call, regia di Mat Kirkby

Miglior cortometraggio d’animazione
• The Bigger Picture, regia di Daisy Jacobs
• The Dam Keeper, regia di Robert Kondo e Daisuke Tsutsumi
• Winston (Feast), regia di Patrick Osborne
• Me and My Moulton, regia di Torill Kove
• A Single Life, regia di Joris Oprins

A lunedì 23 per le considerazioni, i vincitori e i vinti degli Oscar 2015.

*Taty*